GALLERIA GRANDI AUTORI

 

Amelkovich Igor

 

di Carlo Ciappi

 

Di fronte alle fotografie di Igor Amelkovich ci si pone un po’ come si posero, nella seconda metà del XIX secolo, gli intellettuali parigini davanti al dipinto di Gustave Courbert noto con il nome di “L’Origine del mondo” commissionato all’artista da Khalil-Bey un personaggio eccentrico della Parigi bene di quel periodo. Il dipinto dal 1995 fa parte delle collezioni esposte al museo d’Orsay, avendo avuto prima una pubblicità a fortune alterne per la schiettezza della raffigurazione della parte genitale femminile in maniera quasi anatomica;  nel tempo, dalla sua creazione, si occuparono a vario titolo ed interesse illustri letterati, artisti e psicanalisti come Jaques Lancan che volle il dipinto nella sua collezione privata.

Amelkovich è noto in Italia per aver partecipato con molto successo ad una mostra collettiva a tema sulla figura della donna nella sua partecipazione alla guerra “Il mito della donna in armi”. L’omogeneità d’impasto tonale delle opere di questa galleria manifestano essere uscite da un progetto ben preciso, pensato prima e sviluppato poi secondo una somma di prerogative non comuni. Emergono eloquenti segnali plurivalenti; forza e bellezza, austerità e ludismo, geometrie di un corpo che assumono il principale aspetto di una regia che ha chiesto una sceneggiatura scarna; del resto il soggetto “donna” sarà sempre, per sua natura, avvincente quando rappresentato con il rispetto che esso esige nella sua raffigurazione che assume, in ogni caso, intense venature d’intimità, sempre ed in tutte le espressioni artistiche.

Il nostro Artista dimostra di non avere mai smesso di rivisitare il corpo femminile, talvolta lo fa con audacia sfiorante il libertino, ed è proprio a quell’audacia ed uno spiccato realismo che fa appello tanto da conferire alle sue opere un alto potere seduttivo e letterario, creativo e simbolico al medesimo tempo con sfumature accessorie di richiamo alla società in cui vive, la sua, vissuta in una cittadina al sud degli Urali.

Anche quando le figure femminili diventano due e le posizioni fatte assumere non sono proprio quelle di due novizie in attesa del grande giorno, le immagini sfuggono nettamente allo statuto di una lontana pornografia; la rappresentazione della donna che più nuda di così non è possibile, non è ottenuta rifacendosi a stili vetusti od aspetti legati ad una letteratura consunta, solo il gran virtuosismo dell’Autore ne esce confermato, foto dopo foto, ambientando nella normalità della rappresentazione più regale dell’universo, il corpo femminile, da sempre dominatore assoluto della bellezza e del sublime per eccellenza ovunque lo si voglia rappresentare.

 

Carlo Ciappi

1 agosto 2007