Il
racconto di John Moore, fotografo di Getty Images, che seguiva la campagna
elettorale della Bhutto. Ha assistito in diretta e documentato la morte
dell'ex premier pachistana a Rawalpindi Gli
ultimi istanti di vita di Benazir "Così l'ho vista morire tra la
folla"
Subito
dopo l'omicidio di Benazir Bhutto (foto di John Moore, Getty Images)
di
ALESSIA MANFREDI
Benazir Bhutto sul palco, che parla ai suoi sostenitori. La folla che le
si accalca attorno, poi una palla di fuoco, il caos, gente che scappa
ovunque. Facce scioccate, decine di corpi a terra, martoriati, la
disperazione di chi se l'è cavata ma ha visto morire quelli accanto a sé.
Gli ultimi istanti prima dell'assassinio dell'ex premier e leader
dell'opposizione in Pakistan, uccisa dopo un comizio elettorale a
Rawalpindi il 27 dicembre, sono stati vissuti in prima persona da John
Moore, fotografo di Getty Images e premio Pulitzer nel 1990 per i servizi
fotografici realizzati in Iraq. Li ha ripresi in queste immagini che
Repubblica.it propone in esclusiva, e raccontati in un'intervista.
"E' stata una campagna elettorale molto intensa ed emotiva"
spiega Moore, che ha seguito la Bhutto nei vari appuntamenti in vista
delle elezioni legislative in Pakistan che erano in programma per l'8
gennaio. "Era talmente coinvolta, presa dai temi che toccava - dalla
lotta al terrorismo ad Al Qaeda - che spesso urlava" dice il
fotografo.
La gente avvertiva la sua passione e la seguiva, voleva toccarla, le
andava incontro: è successo anche a Rawalpindi, durante il suo ultimo
comizio. "Forse è stato per questo che ha deciso di alzarsi nella
macchina per salutare la folla a discapito della propria sicurezza".
Attimi rapidissimi in cui Benazir, in piedi nell'auto, saluta i suoi
sostenitori. Poi il caos: Moore sente due colpi di arma: vede una palla di
fuoco in alto e tutti che iniziano a scappare. Solleva di istinto la
macchina fotografica e comincia a scattare in automatico a 360 gradi. Da
qui la sequenza concitata, con l'obiettivo che cristallizza il panico
seguito all'uccisione di Benazir Bhutto per mano, sembra, di due persone:
una ha sparato, un'altra si è fatta esplodere seminando morte.
Immagini rapide, non a fuoco, che colgono la situazione mentre precipita.
Un uomo viene ripreso più volte fra i corpi amputati rimasti a terra:
anche lui era venuto a Rawalpindi ad ascoltare la sua leader. "Non
era ferito, ma si disperava, completamente in stato di shock, scosso da
emozioni troppo forti" racconta Moore.
La strage lascia a terra diverse persone e uccide quello che in moltissimi
vedevano come il simbolo del possibile cammino del Pakistan verso la
democrazia. "Benazir Bhutto sapeva di essere a rischio, per questo i
suoi comizi erano sempre improvvisati e raccolti". Non però quello
di Rawalpindi, che era stato annunciato con largo anticipo: ora e luogo
erano stati comunicati con precisione. Un rischio immenso, che le è stato
fatale. "Avevano ben chiaro il loro obiettivo, volevano lei e ci sono
riusciti" conclude Moore. Ma chi si nasconda dietro quel
"loro" rimane ancora un mistero.
|