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JOHN MOORE (Irlanda)  "LA MORTE IN DIRETTA"   -   Attentato a Benazir Bhutto. Da Repubblica.it

 

da repubblica.it del 1 Gennaio 2008

Il racconto di John Moore, fotografo di Getty Images, che seguiva la campagna elettorale della Bhutto. Ha assistito in diretta e documentato la morte dell'ex premier pachistana a Rawalpindi Gli ultimi istanti di vita di Benazir "Così l'ho vista morire tra la folla"

 

 

Subito dopo l'omicidio di Benazir Bhutto (foto di John Moore, Getty Images)

di ALESSIA MANFREDI


Benazir Bhutto sul palco, che parla ai suoi sostenitori. La folla che le si accalca attorno, poi una palla di fuoco, il caos, gente che scappa ovunque. Facce scioccate, decine di corpi a terra, martoriati, la disperazione di chi se l'è cavata ma ha visto morire quelli accanto a sé. Gli ultimi istanti prima dell'assassinio dell'ex premier e leader dell'opposizione in Pakistan, uccisa dopo un comizio elettorale a Rawalpindi il 27 dicembre, sono stati vissuti in prima persona da John Moore, fotografo di Getty Images e premio Pulitzer nel 1990 per i servizi fotografici realizzati in Iraq. Li ha ripresi in queste immagini che Repubblica.it propone in esclusiva, e raccontati in un'intervista. 

"E' stata una campagna elettorale molto intensa ed emotiva" spiega Moore, che ha seguito la Bhutto nei vari appuntamenti in vista delle elezioni legislative in Pakistan che erano in programma per l'8 gennaio. "Era talmente coinvolta, presa dai temi che toccava - dalla lotta al terrorismo ad Al Qaeda - che spesso urlava" dice il fotografo.

La gente avvertiva la sua passione e la seguiva, voleva toccarla, le andava incontro: è successo anche a Rawalpindi, durante il suo ultimo comizio. "Forse è stato per questo che ha deciso di alzarsi nella macchina per salutare la folla a discapito della propria sicurezza". Attimi rapidissimi in cui Benazir, in piedi nell'auto, saluta i suoi sostenitori. Poi il caos: Moore sente due colpi di arma: vede una palla di fuoco in alto e tutti che iniziano a scappare. Solleva di istinto la macchina fotografica e comincia a scattare in automatico a 360 gradi. Da qui la sequenza concitata, con l'obiettivo che cristallizza il panico seguito all'uccisione di Benazir Bhutto per mano, sembra, di due persone: una ha sparato, un'altra si è fatta esplodere seminando morte.


Immagini rapide, non a fuoco, che colgono la situazione mentre precipita. Un uomo viene ripreso più volte fra i corpi amputati rimasti a terra: anche lui era venuto a Rawalpindi ad ascoltare la sua leader. "Non era ferito, ma si disperava, completamente in stato di shock, scosso da emozioni troppo forti" racconta Moore.

La strage lascia a terra diverse persone e uccide quello che in moltissimi vedevano come il simbolo del possibile cammino del Pakistan verso la democrazia. "Benazir Bhutto sapeva di essere a rischio, per questo i suoi comizi erano sempre improvvisati e raccolti". Non però quello di Rawalpindi, che era stato annunciato con largo anticipo: ora e luogo erano stati comunicati con precisione. Un rischio immenso, che le è stato fatale. "Avevano ben chiaro il loro obiettivo, volevano lei e ci sono riusciti" conclude Moore. Ma chi si nasconda dietro quel "loro" rimane ancora un mistero.