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Ancora
la donna si presenta col suo mondo espressivo sulla pedana di
Fotoincontro, nella galleria dei grandi autori. In questa occasione la
donna viene rappresentata come sofferente di una situazione ambientale
sfiorante il fatiscente, quella posta a contorno delle figure femminili
rappresentate, il tono grigio poi impiomba l’attimo, lo scatto prende il
drammatico accento di disperazione. E’ forse quest’ultima ipotesi che
poi conferisce l’aspetto di sostegno e tenera partecipazione alle
modelle raffigurate; sono carezze ed accostamenti di volti in partecipata
espressione, come un riconoscere e condividere l’analoga situazione in
cui esse vivono. Su molti di quei volti un segno clownesco ricorda la
figura di Giulietta Masina nel film “La strada”, un segno a tagliare
la guancia come una perenne lagrima nera, una sorta di solco scavato da
tante lagrime vere versate chissà cosa o per chi. Consolazione, ecco,
consolazione è quella vicinanza di volti e di corpi, quelle carezze e
quegli abbracci, consolazione di regalare la propria presenza sentita alla
simile governata dallo stesso destino o situazione. Stavolta non è il
nudo a troneggiare nell’imperioso mondo della donna, ma una analisi
distaccata apparentemente, intrisa di estrema partecipazione allo stesso
tempo. Non ci sono simboli evocativi in queste fotografie, la scena è
solo appartenente alla situazione rappresentata; al pensiero che fa
scaturire ed innesca storie; alla marginalità delle cose che non vi
figurano per dare spazio all’incedere del racconto e del narrare,
singolarmente; la scena contenuta in una foto non è necessariamente
legata ad un’altra che la precede o la segue, ognuna di queste immagini
racconta da sé, ci presenta situazioni di disagio e di sorpresa, di
fatalità assunta solo come espressione forzata. Il mirino si sposta su un
interesse allo svelamento delle figure femminili, ancora intorpidite da
una quiete anch’essa grigiastra, ma anche su un’equivocante complicità
di vicinanza delle labbra significata anche dal cambio di sguardi, dello
sguardo che penetra per carpire i segni di intesa con la persona che ha
catturato l’interesse proprio, per poi ricambiare con la stessa
espressione. Venature cromatiche sono presenti in questa raccolta, ma
nulla cambiano alla drammaticità rappresentata di figure di donne che
subiscono lo status abitativo di un limbo di attesa e di disperazione, di
sostegno reciproco, quando figura, di fanie volute o da cui si vuol
divincolarsi da parte della persona in esse irretita. Un gioco perverso
figura nella foto dove compare un gattino, un’enorme pistola,
un’espressione del volto della donna dei più spregevoli fa presagire
infauste conseguenze, viene ora da domandarsi il perché, un autore che ha
disegnato situazioni così forti ed emotivamente coinvolgenti, sia ricorso
a questa manifestazione diversa, forse lo sa solo l’Autore, dall’atto
significante non ne traggo nessun significato.
Carlo
Ciappi
15
dicembre 2007
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