GALLERIA GRANDI AUTORI

 

Jean Jaques Andre

 

di Carlo Ciappi

 

L’Art Director di  questa galleria ha presentato una interminabile carrellata di soggetti femminili, una ragione deve pur esserci, la più probabile è che molti artisti si interessino a questo argomento per le molteplici argomentazioni che questo tema può offrire; cosa dire, è concepibile e del resto l’esteso mondo da scoprire,quello della donna, stimola ed incentiva il fotografo.

Andre si presenta con una silloge altamente curata nella forma, con uno splendido bianco nero, con una interpretazione personalissima focalizzando sì la donna, ma incastonandola in contesti creati per suggestionare il lettore sicuramente spiazzato al primo impatto. Il moderno mezzo espressivo, a cui la novella tecnologia è grosso ausilio, è preso di petto da questo artista e ci conduce nei meandri del suo pensare fotografico, forse di una concezione simbolica non indifferente, forse proiettato in una dimensione dove la ragione più inducente all’interpretazione di queste immagini è la melancolia. Questa, a differenza della malinconia, non è una lieve forma di depressione, bensì uno stato d’animo. Nell’antica Grecia si riteneva che questo fenomeno fosse frutto della combinazione dei quattro umori base, ovvero “liquidi”. La melancolia è “umor nero”, non nel senso di rabbia o di stizza, più precisamente come un dolce oblio, una venatura leggera che pervade il carattere rendendolo profondo ed incline all’introspezione. Ancor oggi si riconosce agli artisti un carattere prevalentemente melanconico, proprio per questo capace di cogliere aspetti della vita e non solo, che ad altri non sono palesi per superficialità. Queste sono le ragioni che inducono il mio pensiero a classificare questi soggetti come melancolici, ma non solo, questa variazione umorale e caratteriale era abbinata al clima freddo e secco ed al suo elemento terra, tutte caratteristiche che leggo in queste fotografie ben composte ed inequivocabilmente dirette nelle significazioni.

Ecco che Andre, nel suo clima di tenebra, ci presenta la figura femminile come presenza di forte carattere e di robusta fisicicità ponendola dominatrice di mostri immani, vicino a guerrieri protetti da possenti armature e lei completamente nuda, quasi sprezzante ed orgogliosa della sua femminilità dilagante a cui non necessita nessuna corazza. Sono poi immagini di piétas ad appassionare la contemplazione, sono immagini di scoperta e di battaglia, di ferma determinazione a rinunce per aspirare a qualcosa di più alto, il simbolo delle scale o qualcosa di ascensionale, lo conferma con molteplici presenze. Sono anche rimandi ad accadimenti della storia e della mitologia, possenti sono le immagini icariche e la forma incerta del cavallo che, una volta raggiunto dalla donna, si farà di carne e muscoli per portarla “altrove”, forse dove la donna risiede da sempre, al centro di quel cerchio da lei segnato sulla terra, omphalos umano dove da sempre è regina e simbolo su cui poggia ogni palingenesi. Come appare sull’omphalos di Delfi, la donna sa tessere fili che quasi sempre andranno a formare una rete, molte volte ai piedi del simbolo semifallico, vengono posti due serpenti che, a loro volta, aprono ad altre interpretazioni. Vediamo che un serpente figura ai piedi di una montagna da cui discende, pone la mela così con estrema noncuranza a disposizione e discrezione d’impiego della figura femminile, unica nota cromatica di questa raccolta, questo a monito e memento nonché a memoria di dove discendiamo.

La donna può tutto nelle raffigurazioni di Andre, abitare infidi mondi e, in più richiami a questo fenomeno, levitare, ma in quell’ascendere non intuisco le ragioni che si rinnovano in così tanti fenomeni del genere; la fine della vita terrena o qualcosa di altro che, il nostro Artista, pone al suo lettore intimamente ed individualmente come domanda a cui lui, privatamente ed in cuor suo, deve rispondersi.

Una fotografia che, senza tema di smentita, sa aprire mondi e fantasie, ma sa anche richiudere il tutto con estrema semplicità col quel porre stupendi corpi di guerriere e di anime elette, di paladine di qualche cosa di superiore da difendere e tentatrici allo stesso tempo. Il bello della nuova fotografia che sa avvalersi del mezzo tecnico lo può fare, la dose di sale a condire il tutto starà ancora nella mano dell’autore, a lui la direzione dove dirigere il proprio intendere quelle rappresentazioni piene di tanti simboli e collocazioni.

 

Carlo Ciappi

25 ottobre 2007