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L’Art
Director di questa galleria
ha presentato una interminabile carrellata di soggetti femminili, una
ragione deve pur esserci, la più probabile è che molti artisti si
interessino a questo argomento per le molteplici argomentazioni che questo
tema può offrire; cosa dire, è concepibile e del resto l’esteso mondo
da scoprire,quello della donna, stimola ed incentiva il fotografo.
Andre
si presenta con una silloge altamente curata nella forma, con uno
splendido bianco nero, con una interpretazione personalissima focalizzando
sì la donna, ma incastonandola in contesti creati per suggestionare il
lettore sicuramente spiazzato al primo impatto. Il moderno mezzo
espressivo, a cui la novella tecnologia è grosso ausilio, è preso di
petto da questo artista e ci conduce nei meandri del suo pensare
fotografico, forse di una concezione simbolica non indifferente, forse
proiettato in una dimensione dove la ragione più inducente
all’interpretazione di queste immagini è la melancolia. Questa, a
differenza della malinconia, non è una lieve forma di depressione, bensì
uno stato d’animo. Nell’antica Grecia si riteneva che questo fenomeno
fosse frutto della combinazione dei quattro umori base, ovvero
“liquidi”. La melancolia è “umor nero”, non nel senso di rabbia o
di stizza, più precisamente come un dolce oblio, una venatura leggera che
pervade il carattere rendendolo profondo ed incline all’introspezione.
Ancor oggi si riconosce agli artisti un carattere prevalentemente
melanconico, proprio per questo capace di cogliere aspetti della vita e
non solo, che ad altri non sono palesi per superficialità. Queste sono le
ragioni che inducono il mio pensiero a classificare questi soggetti come
melancolici, ma non solo, questa variazione umorale e caratteriale era
abbinata al clima freddo e secco ed al suo elemento terra, tutte
caratteristiche che leggo in queste fotografie ben composte ed
inequivocabilmente dirette nelle significazioni.
Ecco
che Andre, nel suo clima di tenebra, ci presenta la figura femminile come
presenza di forte carattere e di robusta fisicicità ponendola dominatrice
di mostri immani, vicino a guerrieri protetti da possenti armature e lei
completamente nuda, quasi sprezzante ed orgogliosa della sua femminilità
dilagante a cui non necessita nessuna corazza. Sono poi immagini di piétas
ad appassionare la contemplazione, sono immagini di scoperta e di
battaglia, di ferma determinazione a rinunce per aspirare a qualcosa di più
alto, il simbolo delle scale o qualcosa di ascensionale, lo conferma con
molteplici presenze. Sono anche rimandi ad accadimenti della storia e
della mitologia, possenti sono le immagini icariche e la forma incerta del
cavallo che, una volta raggiunto dalla donna, si farà di carne e muscoli
per portarla “altrove”, forse dove la donna risiede da sempre, al
centro di quel cerchio da lei segnato sulla terra, omphalos umano dove da
sempre è regina e simbolo su cui poggia ogni palingenesi. Come appare
sull’omphalos di Delfi, la donna sa tessere fili che quasi sempre
andranno a formare una rete, molte volte ai piedi del simbolo semifallico,
vengono posti due serpenti che, a loro volta, aprono ad altre
interpretazioni. Vediamo che un serpente figura ai piedi di una montagna
da cui discende, pone la mela così con estrema noncuranza a disposizione
e discrezione d’impiego della figura femminile, unica nota cromatica di
questa raccolta, questo a monito e memento nonché a memoria di dove
discendiamo.
La
donna può tutto nelle raffigurazioni di Andre, abitare infidi mondi e, in
più richiami a questo fenomeno, levitare, ma in quell’ascendere non
intuisco le ragioni che si rinnovano in così tanti fenomeni del genere;
la fine della vita terrena o qualcosa di altro che, il nostro Artista,
pone al suo lettore intimamente ed individualmente come domanda a cui lui,
privatamente ed in cuor suo, deve rispondersi.
Una
fotografia che, senza tema di smentita, sa aprire mondi e fantasie, ma sa
anche richiudere il tutto con estrema semplicità col quel porre stupendi
corpi di guerriere e di anime elette, di paladine di qualche cosa di
superiore da difendere e tentatrici allo stesso tempo. Il bello della
nuova fotografia che sa avvalersi del mezzo tecnico lo può fare, la dose
di sale a condire il tutto starà ancora nella mano dell’autore, a lui
la direzione dove dirigere il proprio intendere quelle rappresentazioni
piene di tanti simboli e collocazioni.
Carlo
Ciappi
25
ottobre 2007
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