GALLERIA GRANDI AUTORI

 

KONSTANTIN DAHLEM

 

di Carlo Ciappi

Lo Pseudo Dionigi l’Aeropagita cita gli Inni erotici di san Ieroteo come i più vicini, in senso letterario, all’Eros greco, ne interpreta il desiderio amoroso e come significante la potenza generale di unificazione e di connessione, traduzione di stampo intellettuale dell’unione mistica.

Anche Dalhem intona un inno erotico tramite le sue immagini, rigorosamente a soggetto femminile, rigorosamente ammiccanti un senso erotico dichiarato, sia per le composizioni come per i vestimenti o pseudo tali, anzi con le nudità accentuate con il contrasto di leggere vicinanze di orpelli e lingerie di varia foggia. Indubbiamente il nudo con intonazione erotica ha riempito le pagine di riviste, calendari e buste di carta fotografica consumate nei secoli; quanti si sono cimentati in questo tipo di immagini ha dato di sé il senso dell’eros personale, i desideri privati e il senso del dialogo privato con la donna. Konstantin Dahlem chiede ausilio, oltre  a quei meravigliosi corpi, anche ad una comunicazione di intesa tramite gli sguardi, a fini tessuti, a simboli rappresentati da catene ed orpelli vari. Le parti più intime, per fortuna, non sono del tipo anatomico, an che se talvolta sono malnascoste da slip dalla lenta presa, ma il nostro autore meglio si dimostra con la documentazione della parte tergale di quelle donne bellissime, parte tergale ripresa per un romanticissimo impatto, delicatamente rappresentata con sinuose movenze e posture invitanti, non solo per essere osservati, ma anche desiderati nelle loro luci, nel loro celarsi e mostrarsi allo stesso tempo. Poi sono quelle espressioni dei volti che a volte sembrano voler catturare, altre paiono assorti in quel….dopo ancora più stuzzicante, mai un abbandono disordinato, al limite una leggera velatura di spossatezza accentuata con un fard più forte sulle guance. Ed insistono gli sguardi, il nostro autore, che con lo sguardo sa giocare, quando intende dare più risalto ai prominenti seni od alla turgidità di cosce erette munisce i volti di cappelli ad ottenebrare la cattura di attenzione che gli occhi sanno fare molto bene. La donna sa diventare tu tto, anche serpente che si libera dalla sua pelle, in una fotografia si vede questa spoliazione, solo una gamba resiste ancora ad essere rettile, il resto è restituito prepotentemente alla donna. La vetrina, altro simbolo erotico, sogno presente in molti uomini e in molte donne nel chiuso delle loro fantasie erotiche lussureggianti; il camminare con i glutei scoperti a scandire il tempo del passo con i loro movimenti è cosa già vista, ma il nostro Konstantin lo fa bene nella sua rappresentazione. L’acqua, ritorno all’ancestrale, è proposta come contorno ed ambientazione in più scatti, l’acqua che modella sulle carni i vestimenti e rende l’immagine femminile più fragile, ma la donna non è fragile e riesce a trovare in ogni sua cosa la potenza che le è stata conferita dal suo esistere, madre e tentatrice, bellezza e desiderio sempre, ancor più quando la fotografia la esalta.

 

Carlo Ciappi

2 dicembre 2007