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Lo
Pseudo Dionigi l’Aeropagita cita gli Inni erotici di san
Ieroteo come i più vicini, in senso letterario, all’Eros greco, ne
interpreta il desiderio amoroso e come significante la potenza generale di
unificazione e di connessione, traduzione di stampo intellettuale
dell’unione mistica.
Anche
Dalhem intona un inno erotico tramite le sue immagini, rigorosamente a
soggetto femminile, rigorosamente ammiccanti un senso erotico dichiarato,
sia per le composizioni come per i vestimenti o pseudo tali, anzi con le
nudità accentuate con il contrasto di leggere vicinanze di orpelli e
lingerie di varia foggia. Indubbiamente il nudo con intonazione erotica ha
riempito le pagine di riviste, calendari e buste di carta fotografica
consumate nei secoli; quanti si sono cimentati in questo tipo di immagini
ha dato di sé il senso dell’eros personale, i desideri privati e il
senso del dialogo privato con la donna. Konstantin Dahlem chiede ausilio,
oltre a quei meravigliosi corpi, anche ad una comunicazione di
intesa tramite gli sguardi, a fini tessuti, a simboli rappresentati da
catene ed orpelli vari. Le parti più intime, per fortuna, non sono del
tipo anatomico, an che se talvolta sono malnascoste da slip dalla lenta
presa, ma il nostro autore meglio si dimostra con la documentazione della
parte tergale di quelle donne bellissime, parte tergale ripresa per un
romanticissimo impatto, delicatamente rappresentata con sinuose movenze e
posture invitanti, non solo per essere osservati, ma anche desiderati
nelle loro luci, nel loro celarsi e mostrarsi allo stesso tempo. Poi sono
quelle espressioni dei volti che a volte sembrano voler catturare, altre
paiono assorti in quel….dopo ancora più stuzzicante, mai un abbandono
disordinato, al limite una leggera velatura di spossatezza accentuata con
un fard più forte sulle guance. Ed insistono gli sguardi, il nostro
autore, che con lo sguardo sa giocare, quando intende dare più risalto ai
prominenti seni od alla turgidità di cosce erette munisce i volti di
cappelli ad ottenebrare la cattura di attenzione che gli occhi sanno fare
molto bene. La donna sa diventare tu tto, anche serpente che si libera
dalla sua pelle, in una fotografia si vede questa spoliazione, solo una
gamba resiste ancora ad essere rettile, il resto è restituito
prepotentemente alla donna. La vetrina, altro simbolo erotico, sogno
presente in molti uomini e in molte donne nel chiuso delle loro fantasie
erotiche lussureggianti; il camminare con i glutei scoperti a scandire il
tempo del passo con i loro movimenti è cosa già vista, ma il nostro
Konstantin lo fa bene nella sua rappresentazione. L’acqua, ritorno
all’ancestrale, è proposta come contorno ed ambientazione in più
scatti, l’acqua che modella sulle carni i vestimenti e rende
l’immagine femminile più fragile, ma la donna non è fragile e riesce a
trovare in ogni sua cosa la potenza che le è stata conferita dal suo
esistere, madre e tentatrice, bellezza e desiderio sempre, ancor più
quando la fotografia la esalta.
Carlo
Ciappi
2
dicembre 2007
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