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Certamente
esiste un collegamento tra poesia e creatività, sicuramente Goosens lo ha
cercato ostinatamente pensando alla realizzazione delle fotografie di
questa galleria, non vi è dubbio che queste siano immagini pensate,
cercate nel libro interiore dei saperi, nei simbolismi più raffinati e di
più derivazioni, forse più semplicemente ha fatto ricerca
nell’ancestrale dizionario di simboli legati all’uomo, quello che era
in divenire, quello che è attualmente con un occhio su quello che sarà
domani.
Foto
fatte a tavolino, quelle di Ben Goosens, ricomponendo dei
brandelli di visioni dissociate, isolandone i particolari e trasportandoli
in altra dimensione, in altro ambiente, in altra realtà non vera, nemmeno
onirica direi; si tratta solo dell’assemblaggio virtuale di tanti
elementi significanti per poter, se la lettura lo consentirà palesemente,
di porli all’attenzione di un lettore offrendogli la chiave per trovare
il significato. Sono tanti i simboli che Solfare ha mutuato
dall’iconografia classica, se non per immagine, per significazione sì.
Le
fotografie in oggetto sono di una luce abbastanza fosca, dei bagliori si
intendono dove l’autore li ha posti non tanto per vivacizzare l’idea,
ma per indicare la direzione dove convogliare la ricerca del significato
ed una indicazione precisa senza dubbio ce la fornisce. Il gusto
compositivo è gradevole, il clima ricreato attiene al teatrale con il
punto dell’infinito costretto in breve tratto di spazio, proprio come
avviene sulla scena di una rappresentazione teatrale; tanta è la
“roba” che figura in quelle inquadrature, forse ne sarebbe bastata
meno, ma l’autore ci ha fornito questo e lo ringraziamo perché,
indubbiamente, queste sono immagini che non si possono scattare sui
marciapiedi di ogni città e, per mostrarcele le ha dovute pensare,
macerare dentro di se, trovare il medium per esorcizzarle e la compostezza
per dare un tono godibile al tutto.
Guardando
questa carrellata di fotografie, a primo impatto, mi venne di definire
Goosens l’autore del “passare di là” e in quel là si può
intendere tutto, dal conosciuto all’incognito, dal passato
all’immagine del dopo. Ricorrono spesso i simboli della porta e del
ponte che di per se indicano la soglia da varcare, in qualsiasi accezione
la si voglia intendere, è la scelta del nostro vivere quotidiano, del
nostro decidere le piccole o le grandi sfide della vita. Sempre legato a
questo simbolo del “di là”, molto più pregnante ed interessante
delle altre figurazioni, è il simbolo della donna col ventre cavo, anzi
trafitto, anzi donato, quella porzione mancante si trova in terra nella
perfezione della sfera, simbolicamente riconducente a tanti significati
che la donna, da sempre, offre con la beltà del suo essere tale al mondo
intero, partorendo nuovi mondi, microcosmi perfetti almeno nelle volontà
della madre, che si uniranno al macrocosmo del creato intero.
Il
reale e l’onirico trovano, nelle composizioni di Goosens, il loro viale
marcato da cose concettualmente e significatimene diverse, alberi ed
ombrelli, imponenti sculture o fasci di luce; ai margini del viale si
trova quello che l’autore vuole porre segnando quello che lui vuole per
significare e comunicare il suo concetto di fotografia.
Carlo
Ciappi
19
settembre 2007
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