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Sono in molti ed
autorevolissimi i critici che si sono interessati all’opera di Andrea
Zaccarelli, tutti hanno analizzato e descritto i
profili della coerente produzione di questo singolare autore. Non so come
definire questo insieme di fotografie che vediamo in questa rubrica, forse
portfolio o book fotografico, ma anche racconto sentimentale o….viaggio.
Ecco, mi assomiglia più ad un viaggio, il viaggio dell’uomo iniziato
all’ombra di una fresca immaginazione giovanile e continuato in quel
pulsare generato da uno sguardo verso l’altro mondo umano, anzi, verso
quell’originale ed affascinante pianeta o stella soavemente denominato
donna. Ad ogni viaggio, intendo quello classico fatto per interesse
culturale, qualunque questo sia, ci si abitua e quello che segue il
precedente diventa un po’ la copia degli altri, ma questo assolutamente
no. Quello offerto da Zaccarelli fa ritrovare ad ogni tappa una struggente
visione di beltà su cui soffermarsi, induce a staccarsi appena dal video
per meglio godere le sfumature delicate di una fotografia ricercata, una
fotografia difficile da portare avanti se le qualità dell’artista non
scaturiscono da molte e ponderate esperienze artistiche prima provate,
nonché dalla morigerata coscienza di espressione per cimentarsi in questo
particolare tipo di fotografia.
E’
veneziano il nostro artista, l’impronta che ha subito dalla sua città
lo fa tracimare di lussureggiante fascino, quell’inconfondibile alone
che pervade tutti davanti a Venezia lo ha avvolto e plasmato intimamente
ed influito nel suo esternare la propria vena artistica. Decadentismo?
Forse, senza nessun forse invece si può pronunciare la parola poesia e
questa ricorre in ogni sua descrizione di quel mondo che percorre ormai a
lume di naso senza possibilità di errore. Le sue
ambientazioni sono repliche, per intendimento, di una simbologia sempre
diversa, la sua ricerca di far confluire i quattro elementi primordiali,
non certo di mero contorno, conferiscono una colta rappresentazione di
un’espressione collocabile in ogni classificazione artistica. In molti
si sono cimentati nel raffrontare lo stile di questo Autore con altri di
noti e celebrati fotografi di gran nome, ma la sua è un’opera
costantemente nuova ed allo stesso tempo coerente, di un gran effetto
presenza con la figura umana collocata dove la sintonia con la
rappresentazione di essa è più appropriata e calzante, indubbiamente avrà
delle somiglianze stilistiche, ma il suo stile spicca per una originalità
pregnante.
Venezia
gli ha suggerito le ambientazioni, riconoscibili al primo istante,
introduttive di un’atmosfera unica in cui manca solo un effetto
olfattivo, poi la sua fantasia, il suo avvertire il desiderio verso
l’altro sesso ed il rispetto che dimostra di riserbare a questo, il
diuturno aspettarsi il bello ha fatto il resto, si può dire che è ben
approdato sul pianeta Donna.
Era
facile iniziare subito a parlare delle attenzioni e scelte di soggetto,
del monosoggetto, di Andrea Zaccarelli, la donna,
appunto, ma dell’artista che ha saputo ben rappresentarla nel suo
aspetto artistico ritengo sia valsa la pena fare alcune considerazioni. Le
figure femminili, che ogni volta vengono fuse da un magistrale impiego del
mezzo moderno, sono amalgama di un pensiero indubbiamente prestabilito,
pensato in ogni suo aspetto per collocarne in maniera elegante la figura
nel contesto architettonico di gran respiro iconografico, ogni volta
convolante a serene nozze estetiche con la scelta del corpo femminile
innescante determinate espressioni, con gli orpelli che talvolta
accompagnano la figura stessa per meglio delineare la comunicazione
poetica dell’autore in ogni sua opera. Il corpo femminile viene
rappresentato con un rispetto estremo, mai in atteggiamenti o posizioni
coinvolgenti eroticamente, mai con didascalie anatomiche, piuttosto
disegnando le sinuosità sul bianco foglio della dolcezza per sovrapporle
alla staticità di mura, bifore e portali; poggiandole ora sull’acqua,
ora sulla pietra con ugual leggerezza di danza, quella del sogno, della
fantastica visione interna di quella donna dal suo bell’incedere nella
visione intima e segreta di ogni uomo.
Ogni
donna ha un suo alone di mistero, che sia succinta nei suoi abiti che
svestita, a guardar bene, per la valenza appunto di quel suo mistero, non
ne ha certo meno quando è vestita ed è solo un mistero diverso quando
smette i vestimenti, può sembrare un mistero meno imperscrutabile, ma non
è così, anzi, inizia un altro momento e l’approccio della fantasia è
ancora diverso. Per questo dato, forse, il nostro autore pone alla sommità
di quei corpi denudati delle maschere, simbolo di misterica ambivalenza,
di riservata barriera tra il corpo materiale e quello mentale che, in ogni
caso, rimarrà custodito nello scrigno recondito e privato di quella
donna. Sono plasmati da serica superficie quei corpi di bellezza e forti
nelle torniture che conferiscono e confermano le forti caratteristiche del
corpo femminile, ogni particolare ne delinea e ricorda le componenti delle
qualità femminili ora odalisca, ora tentatrice, ora madre pur rimanendo
solo ed esclusivamente lei, donna, nei suoi aloni che non si disperderanno
mai, nel suo incedere perennemente nella fantasia di noi maschietti, nel
suo saper porre il proprio corpo ad ingentilire le pietre più dure,
conscia com’è ogni donna di possedere l’architettura più preziosa
che il Regolatore Supremo ebbe a fare all’origine delle cose e della
vita.
La
rotellina del mouse fa scivolare via un’immagine per
far posto ad un’altra, una dopo l’altra troviamo, in questo insieme,
la conferma di quanto è stato questo divagare su un artista e la sua
espressione, il mondo in cui vive e che lo ha coinvolto nel suo stile e il
suo soggetto preferito che tanto bene rappresenta, la donna.
Carlo Ciappi
agosto 2007
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