GALLERIA GRANDI AUTORI

 

ANDREA ZACCARELLI

 

di Carlo Ciappi

Sono in molti ed autorevolissimi i critici che si sono interessati all’opera di Andrea Zaccarelli, tutti hanno analizzato e descritto  i profili della coerente produzione di questo singolare autore. Non so come definire questo insieme di fotografie che vediamo in questa rubrica, forse portfolio o book fotografico, ma anche racconto sentimentale o….viaggio. Ecco, mi assomiglia più ad un viaggio, il viaggio dell’uomo iniziato all’ombra di una fresca immaginazione giovanile e continuato in quel pulsare generato da uno sguardo verso l’altro mondo umano, anzi, verso quell’originale ed affascinante pianeta o stella soavemente denominato donna. Ad ogni viaggio, intendo quello classico fatto per interesse culturale, qualunque questo sia, ci si abitua e quello che segue il precedente diventa un po’ la copia degli altri, ma questo assolutamente no. Quello offerto da Zaccarelli fa ritrovare ad ogni tappa una struggente visione di beltà su cui soffermarsi, induce a staccarsi appena dal video per meglio godere le sfumature delicate di una fotografia ricercata, una fotografia difficile da portare avanti se le qualità dell’artista non scaturiscono da molte e ponderate esperienze artistiche prima provate, nonché dalla morigerata coscienza di espressione per cimentarsi in questo particolare tipo di fotografia.

E’ veneziano il nostro artista, l’impronta che ha subito dalla sua città lo fa tracimare di lussureggiante fascino, quell’inconfondibile alone che pervade tutti davanti a Venezia lo ha avvolto e plasmato intimamente ed influito nel suo esternare la propria vena artistica. Decadentismo? Forse, senza nessun forse invece si può pronunciare la parola poesia e questa ricorre in ogni sua descrizione di quel mondo che percorre ormai a lume di naso senza possibilità di errore.  Le sue ambientazioni sono repliche, per intendimento, di una simbologia sempre diversa, la sua ricerca di far confluire i quattro elementi primordiali, non certo di mero contorno, conferiscono una colta rappresentazione di un’espressione collocabile in ogni classificazione artistica. In molti si sono cimentati nel raffrontare lo stile di questo Autore con altri di noti e celebrati fotografi di gran nome, ma la sua è un’opera costantemente nuova ed allo stesso tempo coerente, di un gran effetto presenza con la figura umana collocata dove la sintonia con la rappresentazione di essa è più appropriata e calzante, indubbiamente avrà delle somiglianze stilistiche, ma il suo stile spicca per una originalità pregnante.

Venezia gli ha suggerito le ambientazioni, riconoscibili al primo istante, introduttive di un’atmosfera unica in cui manca solo un effetto olfattivo, poi la sua fantasia, il suo avvertire il desiderio verso l’altro sesso ed il rispetto che dimostra di riserbare a questo, il diuturno aspettarsi il bello ha fatto il resto, si può dire che è ben approdato sul pianeta Donna.

Era facile iniziare subito a parlare delle attenzioni e scelte di soggetto, del monosoggetto, di Andrea Zaccarelli,  la donna, appunto, ma dell’artista che ha saputo ben rappresentarla nel suo aspetto artistico ritengo sia valsa la pena fare alcune considerazioni. Le figure femminili, che ogni volta vengono fuse da un magistrale impiego del mezzo moderno, sono amalgama di un pensiero indubbiamente prestabilito, pensato in ogni suo aspetto per collocarne in maniera elegante la figura nel contesto architettonico di gran respiro iconografico, ogni volta convolante a serene nozze estetiche con la scelta del corpo femminile innescante determinate espressioni, con gli orpelli che talvolta accompagnano la figura stessa per meglio delineare la comunicazione poetica dell’autore in ogni sua opera. Il corpo femminile viene rappresentato con un rispetto estremo, mai in atteggiamenti o posizioni coinvolgenti eroticamente, mai con didascalie anatomiche, piuttosto disegnando le sinuosità sul bianco foglio della dolcezza per sovrapporle alla staticità di mura, bifore e portali; poggiandole ora sull’acqua, ora sulla pietra con ugual leggerezza di danza, quella del sogno, della fantastica visione interna di quella donna dal suo bell’incedere nella visione intima e segreta di ogni uomo.

Ogni donna ha un suo alone di mistero, che sia succinta nei suoi abiti che svestita, a guardar bene, per la valenza appunto di quel suo mistero, non ne ha certo meno quando è vestita ed è solo un mistero diverso quando smette i vestimenti, può sembrare un mistero meno imperscrutabile, ma non è così, anzi, inizia un altro momento e l’approccio della fantasia è ancora diverso. Per questo dato, forse, il nostro autore pone alla sommità di quei corpi denudati delle maschere, simbolo di misterica ambivalenza, di riservata barriera tra il corpo materiale e quello mentale che, in ogni caso, rimarrà custodito nello scrigno recondito e privato di quella donna. Sono plasmati da serica superficie quei corpi di bellezza e forti nelle torniture che conferiscono e confermano le forti caratteristiche del corpo femminile, ogni particolare ne delinea e ricorda le componenti delle qualità femminili ora odalisca, ora tentatrice, ora madre pur rimanendo solo ed esclusivamente lei, donna, nei suoi aloni che non si disperderanno mai, nel suo incedere perennemente nella fantasia di noi maschietti, nel suo saper porre il proprio corpo ad ingentilire le pietre più dure, conscia com’è ogni donna di possedere l’architettura più preziosa che il Regolatore Supremo ebbe a fare all’origine delle cose e della vita.

La rotellina del  mouse fa scivolare via un’immagine per far posto ad un’altra, una dopo l’altra troviamo, in questo insieme, la conferma di quanto è stato questo divagare su un artista e la sua espressione, il mondo in cui vive e che lo ha coinvolto nel suo stile e il suo soggetto preferito che tanto bene rappresenta, la donna.

Carlo Ciappi

agosto 2007